Nocera Superiore

La vita prima di Nocera Superiore

Il territorio sul quale oggi sorgono Nocera Superiore e i comuni limitrofi è uno degli agglomerati più antichi d’Italia che un tempo furono parte della medesima civitas: conosciuta col nome di Nuceria Alfaterna ebbe origine intorno al VI sec. a.C. e fu una delle maggiori città della Campania antica.

In località Longola di Poggiomarino, a pochi chilometri da Nocera, nel 2000 è stato ritrovato un insediamento dell’Età del Bronzo, che certifica già allora la presenza di aree riservate ad attività artigianali molto specializzate.

Ancora oggi la zona dell’agro nocerino-sarnese conserva tracce di storia: oschi, etruschi, sanniti, romani si sono succeduti lasciando segni tangibili della propria epoca. Tralasciando il caso di Pompei, Nocera stessa si caratterizza come un vero e proprio museo a cielo aperto: a partire dalle mura, considerate inespugnabili, sono ancora ben riconoscibili il teatro ellenistico, le necropoli (se ne contano almeno quattro), il battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore, le numerosissime chiese tra cui la Basilica di Santa Maria Materdomini e molto altro è visitabile al Museo archeologico dell’agro nocerino di Nocera Inferiore, dove è presente anche un Museo didattico della fotografia.

La produzione che inizia dalla terra

Il tessuto produttivo del luogo, però, racconta soprattutto il legame coi prodotti della terra, rappresentato in larga misura dal Mercato ortofrutticolo Pagani-Nocera di cui la pietra miliare è il pomodoro San Marzano. Sono numerosissimi i prodotti tipici certificati che prendono il nome dai paesi omonimi come il cipollotto nocerino DOP, l’arancia di Pagani, il finocchio di Sarno, i peperoncini friarielli noceresi e, quando si parla di terra, non si può certo ignorare una delle produzioni più caratterizzanti di questo territorio, ossia la pasta. 

A pochi chilometri da Nocera, infatti, hanno sede ben tre musei dedicati a questa divinità casalinga: il museo privato “La fabbrica della pasta Gragnano”, la Galleria del Grano e il Museo della pasta Cuomo, che ben sintetizzano una storia pluricentenaria non soltanto campana, ma dell’Italia intera. Si può dunque facilmente affermare che negli anni il settore agroalimentare abbia spiazzato diverse filiere produttive delle quali sono rimasti reperti importanti che, in epoca più recente, hanno poi trovato una seconda vita. 

Un esempio si trova a Scafati, l’ex Real Polverificio Borbonico produceva e analizzava la polvere da sparo; successivamente convertito in locale per la produzione di tabacchi, oggi ospita un auditorium ed è in corso la riqualificazione del parco che lo circonda. L’attuale municipio della cittadina fu un opificio che era parte delle Manifatture Cotoniere Meridionali (MCM), trasformato poi in uno stabilimento conserviero. Anche il Parco Wenner, porta con sé una storia importante: appartenuto alla famiglia Meyer, trasferitasi da Zurigo per impiantare una tintoria proprio sulle sponde del Sarno, venne poi venduto al comune che ne fece la propria villa comunale.


Un territorio in continuo movimento

Lo sfruttamento e l’impiego delle risorse locali ha però fatto sì che alcune lavorazioni tipiche di questo territorio si esaurissero: la pietra lavica vesuviana, che fu uno dei materiali più utilizzati per le decorazioni barocche e rococò, già da diversi anni non è più disponibile; il fiume Sarno, che fu ampiamente utilizzato per la coltivazione della canapa e per la navigazione, oggi è un ambiente fortemente inquinato. A questo occorre aggiungere l’attività eruttiva del Vesuvio, il terremoto dell’Irpinia, le esondazioni del Sarno, forze vive che rendono il territorio in perenne mutamento. Tra le aree naturali protette che riservano possibilità da esplorare ci sono sicuramente il Parco regionale dei Monti Lattari e la valle delle Ferriere su cui sorgevano mulini e cartiere, alcune delle quali sono ancora in attività.