Scavi archeologici di Pompei

C’è un solo luogo al mondo dove, ancora oggi e in una sorta di per sempre, è possibile rivivere la vita quotidiana dell’antichità romana. 

Un solo unico sito in cui è consentito entrare nell’autenticità di un tempo passato per respirarne l’ultimo tragico istante storico. 

Questo luogo è l’area archeologica più grande al mondo che, attraverso gli scavi delle “città sepolte” di Pompei ed Ercolano, rivela, come in un fermo immagine, il vissuto di due floride cittadine romane situate alle pendici del Vesuvio, quel gigante verde che aveva nascosto a quelle stesse popolazioni il suo inquieto cuore di fuoco. 

Settecento anni di calma apparente nel ventre di quella terra, poi in un mattino d’estate, il 25 di agosto del 79 d. C. un terribile boato scosse l’amenità di quei luoghi e fu come vivere l’apocalisse, in terra così come in cielo, in ogni dove: 

"[...] Si andava formando una nube che per forma e somiglianza nessun albero esprimerebbe meglio del pino […]" 

Una nube, come si evince dalla suggestiva descrizione epistolare di Plinio il Giovane, che invase il cielo tingendolo di nero fino a sciogliersi in una fitta pioggia di cenere finissima mista a lapilli che si abbatterono violentemente sui campi, sulle case e sulle persone, queste ultime in preda al terrore e alla fuga. 

Si tentò di raggiungere il litorale laddove il mare ribolliva per il calore sprigionato fino a che una scarica violentissima di gas tossico e cenere ardente devastò definitivamente le città campane. 

Tutto, intorno, mutò d’aspetto, senza conservare nessuna traccia della civiltà che aveva vissuto in quei luoghi: l’impero romano inviò in aiuto il proprio esercito ma dinnanzi a tanta devastazione non si pensò più a riedificare le città e, per secoli, di Pompei ed Ercolano si perse anche il ricordo. 

Ma i ricordi riaffiorano: e così fu a partire dal XVIII secolo, quando le memorie di un tempo che sembrava scomparso cominciarono a riempire le mani di alcuni contadini che, lavorando nei loro campi, si imbattevano nel ritrovamento di monete, colonne, suppellettili, scheletri umani… 

Pompei era stata ritrovata! 

Dal 1860 gli scavi divennero sistematici e fu un continuo riportare alla luce le reliquie di un vivere e di un tempo che erano stati spezzati ma fu proprio l’immane quantità di materiale vulcanico, sotto al quale tutto era stato seppellito, a garantire anche una inalterata conservazione delle cose: così oggi, entrare in questa suggestiva area archeologica è leggere sui “calchi” della storia, è attraversare i sentieri di una società che si racconta ancora attraverso le sue strade, i suoi edifici, i suoi decori, i suoi abitanti per sempre catturati in un ultimo attimo di eterno; i corpi rinvenuti della “famiglia di Polibio”, del proprietario di una tintoria, di una donna che fuggiva con i suoi gioielli sono la suggestiva testimonianza degli ultimi istanti di vita della popolazione pompeiana. 

E poi gli edifici civili, il foro principale, la casa del Chirurgo, del Fauno, dei Casti Amanti e la celebre Villa dei Misteri che prende il nome dalle pitture murali raffiguranti i riti di iniziazione del culto di Dionisio, il Capitolium, la Basilica, le Terme Stabiane e i caratteristici affreschi che decoravano, con scene di vita quotidiana, le pareti interne degli edifici: iconografie dalle quali gli archeologi hanno ricostruito il carattere di vita mondano che si svolgeva nell’antica Pompei, città amante dell’arte e della bellezza. 

Tutti luoghi, oggi Patrimonio dell’Umanità, poiché tesori in cui è serbato il fascino dell’essere autentica testimonianza al mondo di una società e della sua vita quotidiana, di un passato che si è conservato ai posteri e che non trova un equivalente in nessuna parte del mondo.

Il Territorio
Napoli

In un colpo d’occhio tutto l’incanto e la meraviglia di un paesaggio mozzafiato, poi un respiro, un sospiro, l’azzurro, le isole e il profumo del mare, poi i colori e la città che è come uno scrigno, si apre… 

Ed è un tripudio di tesori d’arte e di storia, una magnificenza che inebria in quell’aggirarsi quasi senza fine tra palazzi, chiese, castelli, monumenti, luoghi d’arte, caratteristici quartieri e poi è di nuovo paesaggio e natura, questa volta quello di una bruna terra vulcanica, suggestiva, vaporosa e affascinante. 

E poi è semplicemente Napoli, dominata dalla maestosità del Vesuvio e affacciata sul davanzale di uno splendido golfo delimitato da due autentiche punte di diamante: quella incantevole, a Sud, della penisola di Sorrento e quella, a Nord, dell’area vulcanica dei Campi Flegrei; al centro di questo anfiteatro naturale si accomodano i 2500 anni di storia della città raccontati dal corposo patrimonio artistico del suo centro storico inserito, nel 1995, tra i siti Patrimonio dell’Umanità. 

Perché Napoli, dichiara l’Unesco, è “una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. 

I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa.” 

Una storia che si mostra al mondo e resta indelebile perché testimoniata nella bellezza e nella stratificazione di un patrimonio ricco e straordinario, storico ed archeologico: dai reperti dell’originaria città greca di Partenope a quelli di epoca romana fino all’imponenza dei quattro Castelli che dominano la città; il Castel Nuovo, o meglio conosciuto come Maschio Angioino, il Castel dell’Ovo, il Castel Sant’Elmo e il Castel Capuano. 

E ancora le innumerevoli chiese sparse per la città, tesori che custodiscono altri tesori, a partire dalla Cattedrale che al suo interno ospita la famosa Cappella del Tesoro di San Gennaro, la Basilica di San Lorenzo Maggiore e, lungo la via Spaccanapoli che divide in due la città antica, si incontra la Chiesa del Gesù Nuovo con la particolare facciata recuperata da un quattrocentesco palazzo signorile e un trionfo di decori marmorei e pittorici nella parte interna. 

I colori di questa terra si ritrovano nelle maioliche variopinte che decorano il Chiostro delle Clarisse nel Monastero di Santa Chiara mentre un mirabile connubio di architettura e arte caratterizza la Cappella Sansevero, con il celebre Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. 

L’arte a Napoli è custodita e celebrata nel Museo Archeologico Nazionale, il più grande museo di arte antica nel Mezzogiorno, ospitato nel Palazzo degli Studi e custode delle ricche collezioni di antiche famiglie nobiliari come i Farnese e i Borgia; la straordinaria raccolta dei capolavori di Tiziano, Raffaello, Correggio, Masaccio, Mantegna, Caravaggio e dei maestri napoletani è custodita invece nelle Gallerie Nazionali di Capodimonte a Palazzo Reale a sua volta rivolto sulla celebre Piazza del Plebiscito con lo splendido colonnato fatto realizzare da Gioacchino Murat. 

Alle spalle del Palazzo invece il Teatro di San Carlo, tempio della musica e del balletto classico e, davanti al teatro, la Galleria Umberto I tra le più eleganti d’Italia. 

Un continuum di meraviglie, un fascino antico che sembra non esaurirsi mai specie quando si unisce all’atmosfera suggestiva e alla bellezza ineguagliabile di una generosa natura: un incanto è la penisola di Sorrento, con il suo caleidoscopio di colori che spaziano dall’azzurro del mare al verde brillante puntellato dall’oro dei limoni, una soavità è Capri, l’isola regina con i suoi tre Faraglioni e le cavità naturali della Grotta Azzurra, una meraviglia è Ischia, altra isola, scoperta già dagli antichi romani per il beneficio delle sue acque, una magia è Procida contornata da scogliere interrotte dagli scorci di spiagge sabbiose; un suggestivo viaggio nel tempo è l’area vesuviana delle “città risorte” di Pompei ed Ercolano, anche esse Patrimonio Mondiale dell’Umanità per la ricchezza dei reperti e per il loro eccellente stato di conservazione. 

Ancora storia, ancora forza e natura, ancora arte, civiltà, cultura e magnificenza italica.

(Continua)