Villa Almerico Capra

A guardarla oggi, sia pure con ammirazione per la sua oggettiva “bellezza”, non è così agevole trovare le vere motivazioni per cui La Rotonda può essere considerata un edificio straordinario. In realtà, la sua forza dirompente nella Storia dell’Architettura è paragonabile a quella provocata dalla “rilettura” quattrocentesca del Colosseo.

Da qualsiasi parte del mondo si provenga, gli occhi dello spettatore sono più che assuefatti a stilemi che hanno trovato posto – più o meno opportunamente, e fino agli anni ’40 del secolo scorso – nelle “vicende architettoniche” di imperi, stati, istituzioni, casati nobiliari e potentati finanziari. Forme e stilemi che, presi separatamente, risultano fedelmente mutuati dall’architettura classica, “riscoperta” e codificata nella Roma del XV secolo attraverso lo studio delle sequenze orizzontali e verticali delle arcate dell’Anfiteatro Flavio, e che da allora sono stati riproposti sia come canone compositivo dei prospetti “urbani” e delle corti dei palazzi nobiliari, sia – in forma monumentale – come matrice stilistica delle facciate e degli interni delle chiese.

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Lo stesso architetto de La Rotonda, Andrea Palladio, dette il suo contributo a questi studi teorici pubblicando nel 1570 i suoi “Quattro Libri dell’Architettura”. Ma prima, certo non consapevole dell’impatto e dell’appeal che la sua opera avrebbe avuto nei secoli seguenti, con il progetto di Villa Almerico Capra diede vita ad una vera e propria rivoluzione, introducendo forme auliche in un architettura fondamentalmente “civile”, non più – o non soltanto – chiamata a celebrare il titolo o il censo del committente, ma piuttosto ad esprimerne il gusto e la cultura personali.

In altre parole, La Rotonda esalta l’individuo-committente, esprimendone molteplici ed inediti aspetti della personalità attraverso l’utilizzo di un linguaggio architettonico mutuato dalla classicità. Palladio sceglie letteralmente di “mettere al centro” la persona, con la scelta della matrice planimetrica circolare e della pianta centrale, peraltro sormontata da una cupola: una soluzione spaziale che si può definire vitruviano-vinciana, ma che fino ad allora era riservata ad alcune tipologie di edifici ed alle liturgie religiose o laiche che in essi si svolgevano.

Villa Almerico Capra, anche oggi, appare come un oggetto puro, perfettamente organico nelle sue articolazioni, quasi “alieno”, che racchiude sì uno spazio, ma che si colloca fuori dal tempo. Eppure, paradossalmente, è stata oggetto di un ciclo di “secolarizzazione” lungo più di quattrocento anni e diffuso a scala mondiale, che ha dato vita a diverse citazioni letterali e/o riproposizioni di sana pianta del progetto, ma che, soprattutto, ha visto La Rotonda come una sorta di abaco di intere partiture architettoniche.

Il pronao, la scalinata, il frontone, la cupola, il colonnato, che a Vicenza hanno dato vita ad una composizione così armonica e misurata, in molte altre parti del mondo – non solo occidentale – sono stati presi isolatamente e “rimontati”, con l’idea di trasfondere loro nuova aulicità, diventando parti integranti e caratterizzanti di qualsivoglia edificio chiamato a testimoniare la forza, il potere, la ricchezza e la (presunta) supremazia etica di uomini e istituzioni.

Ma il progressivo avvento di nuove forme e materiali imposto dai movimenti architettonici del Novecento, che sono andati imponendosi proprio nel periodo in cui gli stilemi palladiani rappresentavano la summa della retorica architettonica del potere, ha avuto il merito di “ricollocare” Villa Almerico Capra nel tranquillo paesaggio veneto, accanto agli altri capolavori palladiani che rendono unica al mondo la città di Vicenza e i suoi dintorni.

Il Territorio
Vicenza

Vicenza e la sua magnificenza: squisitamente italica, storica, artistica e architettonica, si lascia ammirare in ogni suo vicolo e dettaglio, consegnando al visitatore tutto il fascino delle sue armoniose proporzioni e delle sue raffinate forme architettoniche. Immersa nelle ampie vallate dell’Alto Vicentino, Vicenza è uno dei luoghi più belli del Veneto e dell’Italia laddove l’architettura si sposa in modo armonico con la struttura urbanistica in un intreccio di forme ed arte che sontuosamente attraversa palazzi, ville, monumenti e chiese. 

La storia della città è principalmente legata alla Repubblica Serenissima di Venezia a cui fu assoggettata dal 1404 fino alla fine del XVIII secolo mentre la sua storia artistica è profondamente segnata dal genio creativo di Andrea di Pietro della Gondola detto il Palladio, il grande architetto rinascimentale che con la sua opera rivoluzionò il concetto stesso di architettura nel mondo: una universalità nuovamente celebrata nel 1994 quando la “città del Palladio” con il suo Teatro Olimpico, il Palazzo Chiericati, la Basilica e ventiquattro magnifiche ville palladiane, viene riconosciuta Patrimonio Unesco dell’Umanità. 

Vicenza è quindi una città d’arte immersa in una contemporaneità di eccellenze e di maestrie: è come se la storica influenza palladiana, quella del genio artistico, abbia segnato e pervaso, nel tempo, di una brillante creatività la naturale vocazione all’impresa di questo straordinario territorio. 

Un’industria creativa dal gusto squisito e distintivo riconosciuto e riconoscibile in tutto il mondo nel pregio di quell’autorialità che si indossa, che si beve o che arreda.

(Continua)