Bologna

La città universitaria dei portici e della buona cucina

L’università più antica del mondo, le sfumature di rosso che contraddistinguono torri e palazzi secondo la tradizione della muratura medievale, una cucina ricca di sapori tutta da gustare... Se si dovesse etichettare Bologna per identificare il capoluogo emiliano secondo le caratteristiche più distintive, ci sarebbero tre aggettivi: “la dotta, la rossa e la grassa”.

Cultura, arte e vivacità si mescolano dando vita allo spirito senza eguali che caratterizza la città. Oltre a ad essere associata a vari luoghi che sono diventati un simbolo - la fontana del Nettuno o aree naturali e luoghi di ritrovo come i giardini Margherita - uno degli elementi più iconici della città sono i suoi portici: non esiste un centro urbano al mondo che racchiuda tra le proprie mura tanti portici.

Basti considerare una lunghezza di quasi quaranta chilometri solo nel centro storico e di sessantadue fuoriporta, il tratto di un bene culturale patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 2021.

L’arte della manifattura come eredità del passato

Nonostante si pensi con immediatezza alla Bologna del passato come una realtà rurale e dedita all’agricoltura, si può sfatare questo mito dal momento che invece, costituiva un grande centro industriale già a partire dal XVI secolo.

Questo dimostra come l’identità manifatturiera del luogo sia sorta prima delle rivoluzioni industriali. La ragione è da ricercarsi nella fitta rete di canali costruita dagli abitanti della città durante l’epoca medievale in assenza di corsi d’acqua naturali da cui attingere, tanto che durante il periodo rinascimentale, nel centro storico, vi era la più alta concentrazione di ruote idrauliche d’Europa.

Il sistema di fabbrica, il sistema delle arti e quello a domicilio

Proprio le ruote idrauliche erano solite mettere in movimento una moltitudine di mulini da grano e da seta. Da qui l’avvio di una struttura economica, basata principalmente sull’integrazione di diversi modi legati alla produzione. In particolare, si potevano riconoscere il sistema di fabbrica, il sistema delle arti e quello a domicilio.

L’ultimo era largamente impiegato nella tessitura, rivoluzionata in quel momento storico dal filatoio bolognese che ha rappresentato per secoli la principale fonte di ricchezza della città. Si stima che la produzione serica garantisse il sostentamento di 24mila abitanti sul totale di 60mila, senza contare che i prodotti realizzati venivano esportati in gran quantità fuori dai confini italiani.

La crisi del settore tessile e il cambiamento di una società

Dopo anni di fiorente economia, il settore tessile bolognese conobbe un repentino e brusco declino che ebbe un impatto importante sulle condizioni di vita della gente. Senza contare che il capolinea dell’industria serica portò alla scomparsa delle ruote idrauliche.

Il sistema economico che tanto resse e fece grande Bologna per anni e anni, non ha lasciato molto di quel periodo, a cominciare dai filatoi. È possibile però trovare una fedele riproduzione di questi strumenti in scala 1:2 al Museo del patrimonio industriale che ha sede negli edifici ristrutturati della Fornace Galotti (una fornace da laterizi risalente alla seconda metà dell’Ottocento).

La prima sezione della struttura, non a caso, è dedicata al setificio che va dal XV al XVIII secolo e le scenografie, gli audiovisivi e i modelli di impianti funzionanti rendono bene l’idea del valore storico, culturale e sociale che è stato tramandato fino ai nostri giorni.

Qui, dove l’artigianato è uno stile di vita

Bologna la Turrita, città che nel Medioevo contava la bellezza di cento torri, conserva intatti gli elementi distintivi di un saper fare artigianale che continua a essere linfa vitale: basta il naso a cogliere le sfumature olfattive dei legni intagliati, con le dita è possibile accarezzare la delicata identità delle materie prime che danno forma a creazioni uniche. Qui, dove l’artigianato non è mai stato solo ambito settoriale ma stile di vita, molte certezze restano granitiche. 

Oltre gli sviluppi storici inerenti all’industria di produzione della seta, Bologna conserva radici profonde, basate sull’attività dell’artigianato. La città ospita infatti, alcune delle case di moda e pelletteria tra le più note del settore.

Il turismo artigianale di una tra le mete più rinomate

Inoltre, notevole importanza costituisce la produzione di mosaici, ceramiche e complementi d’arredo. E ancora, non mancano laboratori adibiti al restauro e l’intaglio dei mobili, o quelli di tessitura di trine all’uncinetto.

La tradizione della manifattura si manifesta anche nelle capacità dei liutai e di chi è in grado di lavorare il rame con maestria e professionalità. Tutto questo la rende un importante polo commerciale e rinomata meta turistica in Italia e nel mondo.