Luras

Se l’incanto dell’essere in Sardegna inebria i nostri sensi a partire dai colori e dalla meraviglia del suo mare cristallino, dalle sue sabbie e dalle sue scogliere, da tutto il suo litorale che accoglie ogni approdo con l’immagine di una terra indubbiamente paradisiaca, addentrarsi nella natura e tra le rocce della Gallura equivale a meravigliarsi della bellezza incontaminata di un’altra Sardegna…

Quella che si rivela attraverso il fascino suggestivo di luoghi sacri e siti archeologici, di aperte vallate, di laghi e olivi millenari, di monumenti della natura e tradizioni che sopravvivono nell’eccellenza del suo artigianato artistico.

Così come a Luras, piccolo centro agricolo e artigianale che si adagia a cinquecento metri d’altezza su una collinetta granitica che sembra sbuffare dal versante nord orientale del monte Limbara.

Un territorio che ha tanto da raccontare e tramandare.

La sua storia inizia infatti nel Neolitico e si può ancora leggere nella rarità di monumenti e testimonianze archeologiche che ci rimandano agli albori di un tempo lontanissimo…

Così come per i dolmen di Luras, quattro esemplari ancora integri di tombe megalitiche, risalenti al 3500-2700 a. C., sepolture collettive come quelle che che i luresi hanno denominato Sepolturas de zigantes (sepolture dei giganti) poiché costituite da elementi di pietra così grandi che solo la forza di un gigante ne avrebbe consentito il trasporto.  

Sempre tra le radure di Luras è poi il dolmen Ladas che dà forma ad una galleria di sei metri, è coperto da lastroni, chiuso da una pietra posteriore dalla superficie di circa quindici metri quadri e con all’interno un’abside.

Testimone di una storia altrettanto antica è ancora il Patriarca della Natura, un maestoso ulivo selvatico di circa 4000 anni, un autentico esemplare con quasi 14 metri d’altezza che troneggia sulle colline di Luras nei pressi del lago artificiale di Liscia.

Nel cuore del paese invece, percorrendone i caratteristici vicoli si giunge alla bella e delicata chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario all’interno della quale sono custoditi tre pregiati dipinti.

L’antica cultura locale è invece custodita nel museo etnografico Galluras che conserva oltre cinquemila reperti che, dal XV al XX secolo, testimoniano ciò che di quel territorio è stato il profondo vissuto.

 All’interno del museo che ricostruisce con dovizia di particolari la struttura delle tipiche dimore galluresi è conservato anche un oggetto sui generis: un martello di legno olivastro dotato di un’impugnatura sicura che veniva usato dalle "sas accabadoras", le donne incaricate di porre fine alle sofferenze degli agonizzanti sul letto di morte…